Da diversi minuti un paio di mani anziane suonava il piano. Il caffè era già pronto da diverso tempo, ma l’uomo continuava a suonare nonostante il rumore generato dalla moka ormai piena. Non aveva nemmeno l'intenzione di fermarsi. Era un rituale che proseguiva da diversi anni, più di quindici per l’esattezza. Ogni mattina alle otto si svegliava e andava a sedersi davanti ai tasti bianchi e neri. Mentre sua moglie preparava la moka per la colazione dei due. C’era una regola non scritta. La colazione era il momento più intimo della giornata ed il caffè doveva avere il sapore giusto. Si accorsero, dopo venticinque anni di matrimonio, che il gusto veniva influenzato dal giusto tipo di melodia e la giornata si sarebbe svolta di conseguenza. Se la giornata aveva un sentore movimentato, una mattinata di commissioni, corse e stress lavorativo, la suonata sarebbe stata altrettanto potente. Una ballata energica, la “Sinfonia numero nove”, la “Toccata” di Chopin. Un sabato mattina lento, tardivo e pìo si sarebbe tradotto in una melodia leggera, quasi nostalgica. Il giorno che nacque Alessandra, prematura di un mese e senza segnali di preavviso, egli suonò una marcia di guerra. Non v’erano indizi, solamente la musica che da sola giungeva dal profondo dell’uomo fino all’estremità delle sue dita e poi nell’aria, con il solo scopo di insaporire del giusto gusto la mattinata dei due. Una routine semplice, soprannaturale, nata dal profondo rapporto di complicità di due persone innamorate. Quando sua moglie si ammalò, egli prese a fare la moka al posto suo. Una volta messa sul fuoco si sedeva al piano e proseguiva il rituale da sè. Una lacrima ora gli scendeva dal viso, sulle note di Chopin con il solo accompagnamento del caffè pronto in sottofondo. Senza nessuno che lo mettesse in tavola.
Gennaio 2026