Sul finire della pausa pranzo, Marco contava con crescente ansia: “Trentaquattro, trentacinque, trentasei…”. In condizioni differenti avrebbe continuato a studiare, la sessione invernale era vicina, ma quel giorno non poteva non distrarsi dalla quantità ingente di persone che passava l’entrata d’ingresso del MC Donald’s situato in via Cavour di Novara. Non si poteva certo dire che la professione di cassiere e cameriere fosse in cima alla lista delle sue passioni, ma ci si dovette adeguare diversi mesi prima per potersi permettere l’affitto per continuare a studiare. “Quaranta, quarantuno… quarantadue… Domani, ieri, il mese prossimo, Dio!”. Si sarebbe detto, in effetti, che Ronald il clown l’avesse fatto di proposito a scegliere il turno di Marco per proporre l’ultima delle sue offerte: Il Crispy a un solo euro. Quando la conta dei nuovi arrivati raggiunse la cinquantina, la pausa pranzo, quella di Marco almeno, finì, ma come un cerchio che si autocompleta, quella di Mauro iniziò. Mauro, già ben oltre il decimo richiamo per rientro tardivo dalla pausa pranzo in sei mesi, era un uomo orribilmente obeso. Risulta difficile in realtà stabilire quando tale condizione fosse iniziata, considerando i sessantatre chili dei suoi venticinque anni, la costante ginnastica e l’intensa attività cardiaca data dalle lunghe sessioni amorose con la sua ex-ragazza. Fatto sta che aveva ormai superato i trentadue anni, la sua bilancia riportava numeri in tripla cifra ed il suo cardiologo sudava al posto suo, per l’ansia di perdere un paziente così giovane. Il capo di Mauro era stato parecchio chiaro: “un solo minuto di ritardo, stavolta, e quella povera sedia su cui poltrisci tutto il giorno smetterà finalmente di avere il mal di schiena!”. “Cinquantatre, cinquantaquattro, cinquantacin-”. Marco interruppe la sua conta. Un gigantesco uomo, al centro della coda aveva preso a dimenarsi e destino vuole che anche lui stesse contando, non i clienti in coda quanto i minuti rimanenti alla pausa pranzo. “Scusi, la prego! Non è che potrei passare? Il mio capo mi licenzia se faccio rit- Ah! Grazie, grazie mille!” Da ben cinque minuti l’uomo cercava di passare avanti per riuscire a fare in tempo, ma le persone davanti a lui erano ancora diverse decine. “La prego, mi scusi. Non è che potre- Grazie! Grazie davvero!” Il cassiere serviva e guardava con la coda dell’occhio la folla di persone. Mauro sbucava con la testa e passava come poteva, in preda al panico e alla fame. Si direbbe che l’offerta, più unica che rara, avesse riscontrato più successo del previsto. “Settantasette, settantotto…” Il locale era ora pieno di persone, le une sempre più vicine alle altre. “Ottantatre, ottantaquattro…” “Dieci minuti! Vi prego, mancano solo dieci minuti alla fine della mia pausa!” Urlava ormai Mauro per cercare di passare oltre. Era diventato piuttosto difficile contare le persone a quel punto. “Centotre, centoqua-cinque-sei-sette! Ma quanti sono?!” Sempre più gente si riversava tra le mura del fast food e sempre più affannosamente Marco e Mauro si muovevano, L’uno servendo il più in fretta possibile, l’altro cercando di fare un passo in più in direzione della cassa. “Vi prego! Vi scongiuro!” urlava Mauro, ma la folla non faceva che aumentare e la conta non faceva che salire. “Duecento!”. I corpi erano così vicini da non riuscire quasi più a muoversi e le persone si spingevano dall’entrata fino in faccia a Marco, dietro la cassa. Quando il ragazzo si decise a dare un’occhio al di là di Mauro, verso la porta d’entrata, non riuscì a vedere la luce del sole. Le persone si erano accumulate davanti all’entrata, le une sopra le altre in una massa informe di corpi mossa da spintoni e versi. Ormai nessuno più spingeva. Le braccia, le gambe e le teste si muovevano all’unisono, come membra del corpo di un enorme animale deforme. In questo mare di esseri umani, Mauro prese a nuotare e si agganciò con il braccio al bancone della cassa. Marco urlò: “Buongiorno! Che cosa desidera!?”. Mauro rispose: “Io voglio un- vorrei un-” ma non riusciva a decidersi. “Da bere sicuramente una- ehm…”. Il suo braccio enorme stringeva con forza la cassa mentre il mare informe di corpi lo risucchiava via. “Oggi ho voglia di…” “Mi dica, l’ascolto…” Rispondeva il giovane cassiere, urlando per farsi sentire in mezzo al frastuono. “Mi andrebbe proprio un po’ di… avete qualche promozione per caso?” “Si!” urlò Marco. “Abbiamo i Crispy a un euro!". Il volto dell’impiegato si schiarì. I due si guardarono negli occhi con intesa ed infine il gigante esclamò: “Sa cosa? Mi è passata la fame.”. Il corpo informe di esseri umani si arrestò d’un tratto ed emise un suono disumano. Iniziò a sfaldarsi e a ritirarsi. Migliaia di esseri umani caddero in terra, dentro e fuori dal locale. La lancetta segnava le tredici. La pausa pranzo di Mauro era finita. Quindici minuti più tardi egli venne licenziato.
Febbraio 2026
Pausa pranzo
Protagonisti: Studente universitario
Antagonista: Impiegato stressato
Evento: Crispy mc Bacon a un euro
Plot twist: libero
Accompagnatore: un costante dubbio sulle proprie scelte
Genere: Realismo magico