In un deserto, sottostante una pigra e lenta volta celeste, vi è un uomo che cammina. Quest’uomo al momento passeggia, anche se non lo ha sempre fatto. Ieri camminava, ad esempio, mentre il giorno prima ha solo fatto pochi, lenti e svogliati passi, piuttosto goffi, per giunta. Un tempo correva come un forsennato e diverse volte ha strisciato o si è solo seduto, lì, in mezzo alla polvere. Il deserto non è di granelli, bensì è lui fatto di grosse, pachidermiche rocce, arrossate, purpuree ed arancioni. L’arancione di cui queste rocce sono tinte, sia chiaro, non è del colore delle arance o dei mandarini. Si tratta di un arancione pigro e sognante, polveroso, vecchio. Quel genere di arancione che, insieme ai raggi crepuscolari ed al verde pallido e spento delle lucertole e dei cactus, si sposa in maniera deliziosa al paesaggio di un deserto roccioso. Sovrana di una monarchia assoluta, la polvere regna nella landa. Sopra ai colossali macigni rocciosi, dentro alle crepe scavate nel terreno dalla siccità e perfino sui bordi lisci delle cavità oculari di bestie che un tempo tentarono un colpo di stato, inevitabilmente ed evidentemente fallito. Il vento, funzionario dei trasporti pubblici nel mondo dei granelli pulviscolari e delle polveri sottili, soffia ininterrotto da tempi immemori e, ciò che vive nella landa, lo fa nel rispetto dei sovrani del deserto, tiranni e spietati.
Ottobre 2021