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Discorso qualunquista su un'utopia robotica

pensieri sull’utopia moderna Il concetto utopico infesta le menti degli uomini da ben prima che lo stesso termine venisse coniato, poiché in ogni società, di adesso o di un milione di anni fa, v’è sempre un uomo che desidera stare meglio e, purtroppo, non si tratta di un uomo facilmente accontentabile. Il generico individuo sopracitato è dotato di un senso altruista, una sorta di memoria condivisa, ed è fermamente convinto, non solo che si possa stare meglio, ma che si possa stare “bene” ed addirittura che “tutti” possano stare “altrettanto bene”. Così nasce il concetto di utopia: una società perfetta.
Ma è possibile stare tutti bene di questi tempi?
No, concretamente no.
Ma volendo usare l’immaginazione è possibile ricreare la forma di un mondo in cui il capitale, poiché si tratta di una società capitalista, è equamente condiviso all’interno della popolazione. E già qui inciampiamo nel primo problema: il capitalismo non può funzionare senza differenza di reddito, perciò ignoreremo questo dettaglio per il momento. Dunque, se una sola potenza centrale possiede tutto il capitale e la “forza lavoro”, allora potrà decidere di distribuire il capitale equamente tra la popolazione. L’idea sembra avere senso di esistere in un mondo in cui quella “potenza centrale” non è umana e la “forza lavoro” è puramente robotica. Se gli automi, dotati di intelligenza artificiale, producono tutto il capitale, questo viene poi distribuito equamente alla popolazione, che può spenderlo per acquistare ciò che viene prodotto dagli stessi automi.